In Italia, a volte, ci sono processi che invece di nascere dagli articoli del codice penale, prendono forma dalla politica e dalle lotte di potere. E' stato così per Giulio Andreotti (assolto), per l'ex presidente della corte di Cassazione Corrado Carnevale e per Bruno Contrada, ex numero tre del servizio segreto civile. Tutti e tre sono stati accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. Del processo ad Andreotti si è parlato e si parla molto. Degli altri due, è difficile che notizie circolino ancora. Eppure in entrambi i casi ci sono degli sviluppi. Nei giorni scorsi la Camera dei deputati ha approvato un decreto che consente ai magistrati ingiustamente accusati di ottenere la ricostruzione della carriera ossia di tornare in servizio (dopo l'assoluzione) e concorrere alle cariche direttive, anche se hanno superato i limiti di età, per un numero di anni uguale a quello della sospensione dall'incarico subìta a causa dei processi. Ma di Carnevale parleremo in seguito. Questa volta ricostruiremo le accuse e i processi che hanno visto come imputato Bruno Contrada.
E antica e arcinota la tesi, sostenuta dalla gran parte della magistratura, che gli indagati o imputati eccellenti tendono a trasferire dalle aule di giustizia alle pagine dei giornali o agli schermi televisivi le loro difese, sommarie ed emozionali, anziché approfondite e tecniche. Ma anche taluni magistrati sotto accusa non sono da meno. Il fatto è che anche tra la magistrature non mancano i solerti picconatori delle istituzioni.
Bruno Tinti con il suo recente "Toghe rotte" disegna un quadro della giustizia penale italiana sconfortante tanto per i cittadini che per gli stessi magistrati. La riforma del processo penale e civile resta ancora da tempo immemorabile una delle più sentite e necessarie per la società italiana. Ma nulla si muove nel disinteresse di una politica complice. Una riforma è indispensabile ma a essa non vi sono scorciatoie. Men che meno quella dei sommari processi mediatici.
Se la casa popolare è vuota e si versa in stato di necessità abitativa, l'occupazione abusiva non è reato. Così ha recentemente deciso la Cassazione penale. Tra i molti dubbi, emerge il problema di come valutare in concreto la necessità e l'inevitabilità dell'occupazione per soddisfare il diritto alla casa. E tra più aventi diritto alla casa popolare, se la prende chi la occupa prima o chi l'ottiene dal Comune? Ed è lecito occupare la casa se il proprietario non la abita o affitta? Di fronte a casi drammatici la giurisprudenza è lasciata sola da una politica incapace di risolvere allarmanti conflitti sociali.
In Italia è in corso da tempo uno scontro tra il modello nazionale e quello internazionale di offerta dei servizi legali, ma l'avvocatura italiana preferisce combattere una guerra di retrovia, attaccandosi alle proprie rendite di posizione per evitare di mettersi in gioco a livello internazionale.
La separazione di fatto delle carriere del pm e del giudice e il depotenziamento delle funzioni formative e di aggiornamento finora in capo al Csm sono tra i punti che meno trovano l'approvazione dell'Associazione Nazionale Magistrati alla riforma Mastella.
Divieto di comportamenti opportunistici e qualità della prestazione costituiscono le basi di una etica minima del professionista ascrivibile al campo della commensurabilità. Sviluppo delle singole capacità del cittadino e promozione del concreto esercizio dei suoi diritti sono obiettivi etici massimi ascrivibili all'area del dono. Come si conciliano etica ed efficienza? Le liberalizzazioni "da sinistra" tributarie del liberalismo classico prevalgono oggi sulle tendenze neo-liberal secondo le quali lo Stato dovrebbe farsi suscitatore di capacità. Sacrificare qualcuno e non vegliare sulla sorte di ciascuno, lo slogan dei liberal di sinistra porta all' arrocamento autoreferenziale del mondo delle professioni condannandole alla eterna ripetizione dell'identico.