La baruffa nella piazza mediatica tra Berlusconi e Fini, che fa impallidire le risse abituali nel centro-sinistra, forse non è proprio un male. Gianfranco Fini, gelidamente furioso, ha stracciato il velo di ipocrisia che sta alla base del potere di Silvio Berlusconi, che non ammette il dissenso, né personale né politico. Fini, a torto o a ragione, nonostante sia stato «sdoganato» proprio da Berlusconi e sia riuscito così a far diventare - legittimamente - un pezzo rilevante della destra nazionale e post-fascista nuova classe dirigente per il Paese, ha voluto affrontare il suo profondo dissenso (che probabilmente ha anche radici personali) in termini squisitamente politici.
Recentemente si è di nuovo riaperto in Italia il dibattito sulle riforme istituzionali. Da ogni parte si sentono le proposte più disparate, alcune originali e inedite, altre formulate ricalcando modelli stranieri. Vi sono significative possibilità che anche stavolta tale montagna di discussioni non partorisca neppure un topolino. Ma nel caso in cui invece sia la volta buona, è opportuno mettere qualche punto fermo sulla direzione in cui dovrebbero andare le "riforme" se si adotta un punto di vista liberale.
"Altro che realignment, questo è un terremoto". La battuta scambiata da un paio di amici giornalisti in una storica trattoria padovana, a inizio marzo, fotografava in un istante lo spettacolare movimento centripeto che stava avvenendo in Veneto.
Davvero non si capisce perché ultimamente Berlusconi tenga tanto ad assomigliare a Richard Nixon. È stato, semmai, il Reagan italiano - un uomo nuovo, uno che quelli dell'establishment passato guardavano con un misto di noia e indignazione: ma anche una star assoluta, un immenso e naturale feeling con il popolo, nutrito di quella stessa naïveté non si sa bene se inconsapevole o ricercata che caratterizzava anche l'ex governatore californiano, - e ora, ora che la sua avvincente cavalcata nella storia andava dritta verso l'happy ending, eccolo chiudersi pericolosamente, insieme col governo che presiede, verso un'altra esperienza storica, quella nixoniana, col suo tremendo fardello di sospetti, accuse, ossessioni, finiti come sappiamo.
Il Partito democratico dovrebbe dedicarsi un po' al «pessimismo della ragione». Nato troppo in fretta e sempre in affanno, aveva (forse ha ancora, ma bisogna credergli sulla parola) un'idea forte: raccogliere il meglio della tradizione cattolica, comunista, laica e socialista, per unificare «popoli» che - pur divisi dalla Guerra fredda - hanno sempre avuto un comune sentire nella Costituzione, che si sono educati nell'esercizio concreto della democrazia, che sono stati fianco a fianco nella Resistenza e poi di nuovo contro il terrorismo negli anni Settanta e Ottanta.
Luca Marchio, un 33enne di Como è stato il primo "turista" occidentale entrato a Falluja.
A rivelare la storia, che ha creato qualche imbarazzo anche all'ambasciata d'Italia a Baghdad, e' stato il New York Times. Entrato dalla Turchia in Kurdistan con un visto turistico di 10 giorni Marchio e' arrivato nella capitale irachena martedi' in taxi' dopo un viaggio di 320 chilometri da Erbil. A Baghdad e' sceso all'hotel Coral Palace dove il direttore ha raccontato di essere rimasto a bocca aperta: in citta' non si vedeva un visitatore da prima dell'invasione Usa del marzo 2003. Il viaggio di Marchio si e' concluso due giorni a Falluja dove i poliziotti locali che credevano di trovarsi di fronte uno jihadista occidentale lo hanno fermato.
Mai prima, nei 61 anni di storia della Repubblica, si era assistito ad uno scontro istituzionale così aspro; mai tanto esplicito e carico di pericoli per la convivenza civile, ben al di là di quanto non abbia avvertito l'opinione pubblica. Mai si era vista un'offensiva tanto determinata a scardinare i principi della Costituzione, a cominciare dalla separazione e dall'equilibrio tra i poteri e le istituzioni dello Stato. Mai, forse, il livello di attenzione e di consapevolezza dei cittadini circa i rischi a cui la comunità nazionale va incontro se sottovaluta la portata di quanto accade, era così basso. La sfida lanciata da Berlusconi verso il presidente della Repubblica e la democrazia parlamentare non può restare senza risposta. Ogni timidezza, indulgenza o cedimento ormai potrebbe diventare irrimediabile.
Il recente decreto anti-crisi prova a favorire la circolazione del denaro mettendo mano ad una riforma organizzativa e del contenzioso in materia di investimenti e interventi strategici. Al riguardo, sono stati previsti nuovi commissari governativi e regionali, responsabili dell'attuazione delle grandi opere, nonché ulteriori norme per accelerare i processi amministrativi, con l'intento anche di dissuadere il contenzioso in materia. Ma non sarebbe meglio rivedere la complessità delle procedure e della normativa sui lavori pubblici?
Sembra strano, ma non tanto, come potete leggere ...Per le elezioni regionali in Abruzzo l'Italia dei Valori non cede sul candidato a governatore e al Partito democratico non resta che accodarsi. Così sarà Carlo Costantini, avvocato e parlamentare dipietrista, a sfidare l'ex sindaco di Teramo Gianni Chiodi sostenuto dal centrodestra. Del resto, dopo la bufera giudiziaria che ha colpito la Regione Abruzzo, il Pd non era ancora riuscito a trovare un candidato unico da presentare agli alleati e il 30 novembre, giorno del voto, non è poi così lontano.
La televisione è brutta, sporca e cattiva, e forse anche peggio: è addirittura stupida. Ci avevano già avvisato dei grandi vecchi come Karl Popper e Papa Giovanni Paolo II. Per Popper la televisione è una "cattiva maestra" e ci vorrebbe una patente per realizzarla. Il giudizio di Giovanni Paolo II, pontefice mediatico per eccellenza, fu ancora più severo: la televisione, oltre ad essere una sorta di "bambinaia elettronica", diffonde "resoconti distorti o informazioni manipolate sui problemi dell'attualità" (1994).
È cominciata la discussione sulla bozza di Disegno di Legge relativo all'attuazione del-l'articolo 119 della Costituzione, che stabilisce il quadro normativo e le linee guida en-tro le quali potrà muoversi il governo nell'emanazione dei "decreti legislativi aventi ad oggetto l'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, al fine di assicurare, attraver-so la definizione dei principi di coordinamento della finanza pubblica e la definizione della perequazione, l'autonomia finanziaria di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni". L'efficacia del progetto di riforma dipenderà in maniera sostanziale dalle disposizioni contenute nei decreti attuativi stessi ma al momento, pur muovendosi nei ristretti spazi previsti dalla Carta Costituzionale, la bozza di DDL non sembra prefigu-rare interventi particolarmente rivoluzionari.
Il nuovo governo ha subito aggredito i "temi caldi" sollevati in campagna elettorale, dedicando a pubblica amministrazione, tassazione, mercato del lavoro e sicurezza, i primi provvedimenti. Finora l'effetto, soprattutto mediatico, sembra avere colto nel segno, e la cosiddetta "luna di miele" con gli elettori sembra procedere senza intoppi. I primi provvedimenti del governo, però, pur affrontando questioni chiave, non sempre tengono correttamente conto del sistema di incentivi che guida l'economia, che può trasformare anche leggi pensate con le migliori intenzioni in provvedimenti inutili o controproducenti. Cerchiamo di fare il punto sui principali provvedimenti del governo (alcuni ancora in fase di discussione) per capirne i punti di forza e le debolezze intrinseche.
Il tempo è cambiato. La temperatura si è fatta più tiepida e l'aria comincia ad essere profumata. L'aspirazione dei corpi è di diventare più leggeri, di scoprirsi, di prendere il sole e di entrare nell'acqua ancora frizzante. Le elezioni hanno "purificato" la politica italiana: si sa chi ha vinto e chi ha perso e chi ha vinto lo ha fatto con una tale forza che rischia solo una sorta di bulimia da potere.
Uno dei grandi padri della nostra Storia Patria, il mio amatissimo Francesco Guicciardini, aveva avuto l'occasione di servire, "per el particolare" (1) suo, molti pontefici (certi vizi - si sa - hanno origini antiche) e aveva di conseguenza avuto non poche frequentazioni con il mondo ecclesiastico e le sue gerarchie. E nei Ricordi più volte Guicciardini, così come tiene a sottolineare la piena serenità della sua fede da un lato, non risparmia d'altro canto la sua ferma riprovazione per certi comportamenti del clero (di quei tempi infuocati, s'intende) assai riprovevoli.
Pochi sembrano essersene accorti. E poco se ne è parlato. Ma la scomparsa, nel naufragio collettivo delle tante componenti della sinistra, dei verdi italiani, è un fatto politico importante, traumatico per un'area politica e culturale del Paese. E questo sia che se ne vogliano cogliere i siparietti giudiziari un po' imbarazzanti (con le alterne fortune della famiglia Pecoraro Scanio), sia che si contempli il malinconico tramonto di un sole che aveva brillato per una stagione politica ormai ventennale, il sole che ride.
La più importante delle scelte relative ai ministri del prossimo governo non sarà tanto quella sul dicastero dell'Economia, ma piuttosto il dicastero degli Interni: considerata l'assenza nel panorama parlamentare della sinistra estrema ed il rischio che questo significhi il riemergere di gruppi extraparlamentari violenti non più collegati a gruppi politici rappresentati.
Coinvolti in un seminario londinese dai due think tank Vision e Demos e dalla testata The Economist, i rappresentanti dei nostri due maggiori partiti non sono riusciti a segnare alcun punto e si sono ridotti ad una blanda tribuna elettorale strasentita. La prossima settimana The Economist si pronuncierà sul suo eventuale Endorsement per le politiche del 13 e 14 aprile. Chi sceglierà?
Sceglierà qualcuno? E che implicazioni avrà questa scelta?
En general los comicios europeos no es algo que convoque sobremanera a la opinión pública sudamericana, como lo demuestra el escaso interés por las recientes elecciones parlamentarias en España y municipales en Francia. Existen asuntos continentales (la renuncia de Fidel Castro a ocupar cargos en el gobierno cubano, las operaciones antiguerrilleras de Colombia en territorio ecuatoriano, los desafios del Presidente de Venezuela Hugo Chavez al poder económico y militar de EE.UU.) y locales (la curiosidad frente al desempeño de la primera presidenta electa en toda la historia nacional; las interminables denuncias de corrupción administrativa; la crísis del sector agropecuario en Argentina) que llaman la atención de los ciudadanos.
I programmi dei due partiti politici maggiori rivelano delle affinità nei contenuti e nell'ispirazione metodologica. Al di là dell'interrogativo perenne sulla reale capacità dei politici di mantenere fede alle promesse elettorali, in questo articolo si vogliono mettere in dubbio la capacità intrinseca delle ricette per il cambiamento messe in pista dai partiti.