Parto da una constatazione metrica. Il numero di libri dedicati alla corruzione del sistema universitario italiano è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni. Fino a qualche tempo fa era quasi un tabù dire che i concorsi a cattedra erano truccati. Oggi siamo giunti all'eccesso opposto, ossia nessuno crede più che un concorso universitario possa essere svolto secondo le regole del gioco. Come interpretare questo dato? Siamo forse a una svolta?
Non si è mai così tanto parlato di Università come negli ultimi tempi. Ovviamente per parlarne male, solo per dirne peste e corna. Sui giornali è infuriato il gioco al massacro: concorsi truccati, professori fannulloni, moltiplicazione dei posti, ricerca scadente. Nulla di buono, nulla da salvare e tutto da rifare. Ma nessuno ha tentato di spiegare anche l'altra faccia della medaglia, mettendo in luce alcuni problemi della carriera accademica che, se non affrontati per tempo, renderebbero vana ogni (pur necessaria) riforma. Come quella sui concorsi e sul reclutamento.
Sempre più spesso il paradigma di produzione caratteristico del Free/Open Source Software (FOSS), basato su processi di sviluppo aperti e collaborativi, trova applicazione in svariati ambiti, consolidando la propria diffusione all'interno del sistema economico e sociale.
E' questo il caso di Wikipedia l'enciclopedia on-line libera, multilingue e universale, il cui valore è dato dalla condivisione di contenuti e informazioni, attraverso l'interazione di una comunità di persone geograficamente distribuita in tutto il mondo. L'enciclopedia è in permanente sviluppo sul Web e può essere liberamente letta, scritta e riutilizzata nel rispetto della licenza GNU Free Documentation License (GFDL).
Nata nel gennaio 2001 nella versione in inglese su iniziativa di Jimbo Wales, Wikipedia, nell'arco di soli quattro mesi, vide nascere altre 13 edizioni, tra cui quella in italiano e attualmente, con oltre 10.757.000 articoli disponibili in più di 250 lingue e oltre 12.640.000 utenti registrati, è considerata l'enciclopedia più estesa a livello mondiale.
Il Nobel 2007 per la medicina a 3 scienziati di origine europea: Capecchi, Evans e Smithies. I loro studi sulla ricombinazione genica nei mammiferi e sulle cellule staminali embrionali di topo hanno permesso lo sviluppo di una tecnologia molto potente denominata "gene targeting in mice". Oggi questa tecnologia viene utilizzata in tutti i laboratori del mondo per studiare i meccanismi genetici alla base dello sviluppo degli organismi e di molte malattie dell'uomo.
L'università italiana si sta estinguendo, non ne esiste alcuna fra le prime 100 università del mondo. Le tante riforme che hanno interessato l'istruzione universitaria hanno avuto esiti devastanti spingendo le nostre università lungo una china fatta di progressivo scadimento della qualità dell'offerta formativa. Una politica demagogica e impreparata indebolisce da anni l'università italiana pur continuando indefessa a blaterare dell'importanza di formazione e ricerca nelle moderne economie fondate sulla conoscenza.
Settembre alle spalle, nessuno parla più dei libri di testo per la scuola, se non per il peso, un problema che ci accompagna quotidianamente. Ma il peso, il costo e la loro preparazione sono elementi intrecciati tra loro, a cui gli editori stanno lavorando in questi mesi per determinare le politiche del prossimo anno. Il Ministero latita: non sono pronti i programmi per il prossimo anno e si partirà con un'altra sperimentazione.
È di questi giorni il fascicolo che il presidente francese Sarkozy ha inviato a tutti gli educatori*. Con un approccio un po' enfatico alla "Berlusconi prima maniera" richiama al proprio compito tanto gli insegnanti quanto le famiglie e le istituzioni, rispetto all'importante e gravoso dovere educativo delle nuove generazioni
Irre e Indire i due enti di ricerca del Ministero dell'Istruzione, che per anni hanno impiegato soldi pubblici in ricerche di cui spesso non si è compresa l'utilità, hanno vita breve.
La ricerca in Italia è davvero in crisi? La relazione del CIVR relativa al triennio 2001-2003 ci conforta valutando positivamente la produzione scientifica italiana, ma mette in luce la carenza cronica di fondi destinati alla ricerca da parte delle Istituzioni e il difficile dialogo tra Università e Imprese.