Come tutti i turnaround in Italia, le imprese si autodistruggono durante gli estenuanti processi che coinvolgono i manager, i sindacati e i politici alla ricerca di una soluzione per un business che non ha senso estinguere, ma deve trovare un'organizzazione diversa. "Trovare un'organizzazione diversa" è un modo poco espressivo per dire che deve cambiare azionista. Non occorre accanirsi oltre sui limiti dell'azionista di oggi. Se non è riuscito a raddrizzare i conti (e il servizio reso ai cittadini) fino ad oggi, è improbabile che ci riesca da adesso in poi. Solo che nessuna delle opzioni in campo sembra affermarsi risolutamente.
In tempi in cui in Italia si discute con grande vivacità e, spesso, con idee alquanto confuse circa le finalità e le implicazioni ambientali ed economiche, della realizzazione dell'alta velocità ferroviaria, può risultare interessante ed utile analizzare l'esperienza di un altro Paese europeo, la Spagna, che dalla fine degli anni ottanta ad oggi ha realizzato una delle reti ferroviarie ad alta velocità maggiormente estese e meglio organizzate del mondo.
Swissair, con orgoglio tutto svizzero, ha chiuso i battenti dopo più di 70 anni di attività. La sua storia insegna che le vie per uscire da una crisi in un settore maturo e iper-competitivo come questo non sono poi molte, anzi spesso sono veramente poche, semplici e dure. Se vogliamo "salvare" almeno il marchio Alitalia e quel poco d'orgoglio italiano attaccato e, soprattutto, se vogliamo preservare più posti di lavoro possibile bisogna agire velocemente.
Fiducia da parte del governo sull'approvazione del progetto presentato il 18 luglio scorso a Bruxelles per ottenere i finanziamenti sulla tratta internazionale della Tav-Tac Torino-Lione e nessuna preoccupazione per le firme presentate all'Ue, contro la Tav italiana, dall'europarlamentare Agnoletto. Il ministro Di Pietro chiarisce i termini del finanziamento e punta sul lavoro di concertazione di Virano e sulla presentazione congiunta del progetto di uscita del corridoio V a est dell'Italia.
Giunto a 1 anno e 7 mesi dalla costituzione dell'Osservatorio sulla Torino Lione e a una settimana dalla presentazione della domanda di finanziamento per la tratta internazionale Torino-Lione, Mario Virano, Presidente dell'Osservatorio, si mostra fiducioso sull'esito delle trattative e spiega il lavoro svolto con una metafora adeguata alla montagna. «Come l'alpinista ha il suo passo e non deve correre dietro a chi va più veloce, noi dobbiamo prenderci i nostri tempi e davanti ad una roccia impervia lasciamo andare avanti l'alpinista esperto, che la scali in fretta, e noi proseguiamo per la nostra via, più lenta ma che ci conduce anch'essa alla vetta. La roccia impervia è stata nel nostro caso la necessità di presentare a Bruxelles le richieste di finanziamento entro il 20 luglio, data che fino a maggio non si conosceva e il rocciatore è il ministro Di Pietro che abbiamo lasciato andare avanti in attesa di raggiungerlo per la nostra strada».
E così si farà: dopo le promesse di Prodi a Fillon, Di Pietro ha presentato alla Commissione europea il progetto italiano, su cui c'è l'accordo con i francesi, ma non con le collettività piemontesi coinvolte. Un progetto che riguarda la tratta tecnicamente definita «internazionale», ma che in realtà prevede più della metà del tracciato che dal confine va a Torino. Dopo tanti ritardi, per ottenere il finanziamento comunitario il Governo ha dovuto giocare d'anticipo sulle conclusioni dell'Osservatorio tecnico. Che però ha carta bianca per negoziare con le comunità locali.
L'Osservatorio della Val Susa presieduto da Mario Virano non dovrà più limitarsi ad osservare. Grazie ad un fruttuoso e paziente lavoro di mediazione è stato legittimato a fare, o meglio, a pervenire ad un'indicazione di tracciato della nuova Torino Lione, che possa essere presentato alla Commissione Europea il 20 luglio prossimo con ragionevoli speranze di ottenere parte dei finanziamenti UE.
"Per due terzi alle famiglie!" Sembra che sia questa, alla fine di una tormentata querelle, la destinazione del "tesoretto d'Italia". Se ce ne gioveremo, ci toccheranno 200 euro a famiglia, sempre che il canale di restituzione non sia quello dei servizi pubblici (che con gli aumenti agli statali saranno uguali a prima, solo un po' più cari per il contribuente)
Non sempre l'espropriazione forzata è lo strumento più idoneo per gestire la costruzione delle opere pubbliche. La difformità tra la titolarità dei costi e dei benefici è causa di un notevole aumento dei costi di transazione del processo espropriativo. I costi di transazione trasformano l'espropriazione in uno strumento inefficiente di tutela del pubblico interesse e possono indurre lo Stato ad utilizzare modelli di "regulatory takings" a scapito dei cittadini e delle comunità espropriate. Solo la lealtà tra le istituzioni locali, regionali e nazionali può evitare questo.
La linea attuale Torino Lione è destinata ad essere sempre meno utilizzata. Le infrastrutture ferroviarie ad alta velocità e capacità costituiscono il modello su cui si sta strutturando il trasporto ferroviario in Europa. Non costruirle significa rinunciare al trasporto su rotaia così come modernamente inteso.
Le grandi scelte sulla gestione dell'ambiente e del territorio richiedono la partecipazione delle popolazioni interessate. Quali sono gli strumenti giuridici per partecipare? E chi partecipa, che cosa può fare? Il ruolo del decisore nell'ottica dello sviluppo sostenibile: l'importanza che le grandi scelte sull'ambiente le facciano i politici.
La realizzazione della linea alta velocità Torino-Lione in Val di Susa può mettere a rischio la salute e l'ambiente? Quali sono i rischi? Quali soluzioni tecnologiche sono previste per eliminare o limitare i potenziali pericoli? Esistono dei rischi, ma esistono anche adeguate tecnologie per controllarli.
In Francia grazie a procedure stringenti e ampie concertazioni preventive con le popolazioni locali sono riusciti a costruire in 25 anni oltre 1.500km di ferrovia ad alta velocità. Cosa blocca l'Italia ad allinearsi ai partner europei? Sono solo i No Tav o manca il sostegno del governo?